PERCHE' PARLIAMO MALE L'INGLESE?
Una spiegazione in più, oltre alla solita colpa data alla scuola, è costituita dall'ingessatura del Paese creata dal sistema politico-sindacale-previdenziale di tipo assistenziale e dai doppiaggi di tutte le opere audiovisive in lingua originale, dai film ai cartoni animati
Sì bisogna ammetterlo: gli italiani, ma anche altri popoli della stessa radice linguistica (francesi e spagnoli), parlano e scrivono male l'inglese, che, volenti o nolenti, è ormai da lungo tempo la lingua delle relazioni e degli scambi internazionali a tutti i livelli, con poche eccezioni.
Questa realtà diventa addirittura scandalosa quando il livello di inglese parlato e scritto dagli italiani o dai francesi venga messo a confronto con quello degli olandesi, dei danesi, o degli svedesi, tra i quali si possono trovare degli addetti alla nettezza urbana in grado di esprimersi in inglese meglio di quasi tutti i nostri diplomati e di molti nostri laureati. Per non parlare poi del livello degli islandesi, di fronte ai quali sarebbe meglio nascondersi e, piuttosto che avere la scuola dell'obbligo per tutti, tanto varrebbe forse rilanciare la pesca, l'agricoltura e la pastorizia come tre millenni or sono. Se teniamo presente che la popolazione islandese non è arrivata sull'isola a seguito di concorso pubblico per test psico-attitudinali, ma è una popolazione con la stessa eterogeneità di base di qualunque altra, e per giunta con un passato ben povero di cultura rispetto a tutta quella che abbiamo avuto noi, mi sembra assai giustificato che abbiamo da vergognarci.
Cause lavorativo-professionali con corresponsabilità politica...
A mio parere una prima spiegazione alle nostre carenze linguistiche è che i popoli europei mediterranei (che avevano fatto la cultura dei secoli e millenni passati, anche a prezzo di guerre e carestie) a partire dalla fine della seconda guerra mondiale hanno avuto anni d'oro di grande crescita fino ai primi anni '60, ma da allora non hanno saputo migliorarsi ulteriormente in maniera significativa ed anzi hanno cominciato a rinnegare la loro cultura millenaria.
Il miglioramento delle condizioni lavorative, sociali ed economiche, che in quegli anni d'oro di boom economico ha investito la gran parte della popolazione (che per la prima volta nella storia era riuscita ad uscire da condizioni di cronica miseria), ha purtroppo portato a voler assicurare in maniera vitalizia le posizioni raggiunte, in primo luogo attraverso provvedimenti politici nell'ambito del diritto del lavoro e della previdenza sociale. Questi provvedimenti hanno di fatto determinato per gli anni successivi (caratterizzati da innovazione tecnologica sempre crescente e da quella nuova imprenditoria che è il "terziario") una vera e propria ingessatura delle aziende e delle potenzialità produttive, causando intralci nelle opportunità di rinnovamento delle aziende, portando alla pensione molti individui ancora in età lavorativa e consegnando molti lavoratori all'apatia e e alla svogliatezza del "posto sicuro", in un periodo che invece avrebbe ancora richiesto la voglia di acquisire nuove professionalità, di reinventarsi in nuove occupazioni, di rimettersi in gioco in altre attività produttive...e anche di imparare l'inglese per fare tutto questo.
Lo sviluppo dell'inglese come lingua internazionale di scambio culturale ed economico è avvenuto proprio quando le nazioni europee, soprattutto quelle dell'area mediterranea, avevano trasformato in diritti acquisiti (e talora addirittura trasmissibili, vedi notai e farmacisti) le posizioni lavorative e socio-economiche allora raggiunte. Ben pochi e comunque con ritardo riuscirono quindi capire o ebbero voglia di capire che l'inglese era una lingua da imparare. Oggi, oltre ad aver ormai capito che l'inglese è necessario, sta pure emergendo il fondato sospetto che certi diritti acquisiti forse non potranno più garantire il benessere ancora per molto tempo; tuttavia, come per paura di questa scomoda verità, la nostra nazione sembra voler restare ancora aggrappata all'assistenzialismo di Stato, tanto che nelle ultime elezioni politiche (2006) è tornata a votare la compagine politica che maggiormente si fonda su centralismo statale ed assistenzialismo.
Le popolazioni del nordeuropa sono invece rimaste sempre piuttosto aperte al proprio rinnovamento a seconda dei mutamenti internazionali, anche probabilmente per mancanza di forti spinte nazionalistiche e protezionistiche interne.
E' andata così a finire che, mentre qui da noi ci sono le industrie classiche che stanno soffrendo perché incapaci o impossibilitate a rinnovarsi, in Irlanda è bastato il provvedimento politico di eliminare quasi totalmente la tassazione d'impresa (azione ideologicamente opposta a quella dei nostri politici "ingessatori") per far diventare ricchi tutti. In Islanda quelli che erano trecentomila poveri pescatori ora sanno l'inglese a menadito, sono all'avanguardia nello sfruttamento delle risorse energetiche, sono molto avanzati nell'informatica e nell'alta tecnologia e, tanto per dare un esempio anche ludico/culturale, nel giro di trent'anni sono arrivati ad avere 10 Grandi Maestri di scacchi in attività (uno ogni trentamila abitanti) contro i nostri 2 Grandi Maestri italiani (il che significa che, su sessanta milioni di persone, abbiamo soltanto un grande maestro ogni trenta milioni di abitanti). Peccato che il "Giuoco degli Scacchi" si fosse diffuso in Occidente fin dal Rinascimento soprattutto grazie a giocatori italiani, francesi e spagnoli !!!. In compenso qui in Italia ormai ci sono le edicole piene di Sudoku, gioco che è fatto soltanto di arida logica matematica univoca, e che a mio parere è uno tra i tanti segnali di regressione culturale e di rinnegamento della nostra cultura e delle nostre tradizioni che ci contraddistinguono.
Il nordeuropa ha da sempre consentito una maggiore penetrazione della sempre più dominante lingua inglese nelle sue popolazioni, e non solo attraverso la scuola.
Arrivo così a completare quella che io ritengo la vera spiegazione del perché si assista ad una netta discrepanza nella conoscenza della lingua inglese tra i popoli mediterranei e quelli del nordeuropa.
Cause scolastiche: tutto sommato limitate poiché probabilmente condizionate dalle cause ambientali e lavorative...
Sembra facile attribuire soltanto alla scuola la grande responsabilità di averci fatto restare indietro nella conoscenza dell'inglese. Non che la nostra scuola non abbia contribuito alle nostre carenze linguistiche, anzi: basti pensare alla tardiva introduzione della lingua straniera nel percorso scolastico che è sempre esistita fino alla recente riforma Moratti (si cominciava nella scuola secondaria anziché nella scuola primaria); si pensi anche all'insegnamento della lingua straniera nel solo Ginnasio e non più nel Liceo Classico. Tuttavia ci sono diverse prove del fatto che la discrepanza tra noi e il nordeuropa non può essere stata creata soltanto grazie alla scuola: a) come dicevamo prima, in Olanda o in Svezia si possono trovare degli addetti alla nettezza urbana (quindi persone senza una scolarità elevata) che parlano l'inglese meglio di un nostro diplomato o di molti nostri laureati; b) la pronuncia, l'intonazione e l'elevata capacità di comprensione delle frasi inglesi, così ottimali nel nordeuropa, indicano un contatto molto più diretto con l'inglese di quanto sia realizzabile in ambito puramente scolastico; c) inoltre gli studenti che in altri Paesi studiano altre lingue, come il francese o il tedesco, non risultano significativamente più bravi dei nostri studenti che studiano le stesse lingue, cioè non si manifesta per altre lingue la stessa discrepanza che si manifesta per l'inglese.
Cause ambientali: molto rilevanti perché inducono una scarsa penetrazione della lingua straniera nell'intera popolazione, ad ogni età e livello socioculturale...
Pertanto è evidente che la discrepanza nella conoscenza dell'inglese tra noi italiani ed altri popoli deve risiedere più che altro nel grado di "immersion" nella lingua al quale viene sottoposta la popolazione fin dalla tenera età e che poi la scuola semplicemente potenzia, corregge, corrobora, reindirizza meglio. E' questa secondo me la vera, grande differenza tra un italiano e un olandese o tra un italiano e uno svedese, che si realizza fin dai primi anni di vita: è la maggiore penetrazione della lingua inglese che è sempre esistita negli altri Paesi a diversi livelli: cinema, televisione, stampa, pubblicità, libri.
In questo senso la parte del leone la fanno secondo me i doppiaggi dei programmi in lingua originale inglese: nei Paesi del nordeuropa il doppiaggio non è mai esistito, mentre qui in Italia è sempre stato sistematicamente onnipresente. Nessun prodotto cinematografico o televisivo sfugge al doppiaggio; in decenni di televisione forse ho visto sfuggire al doppiaggio soltanto qualche cartone animato di Braccio di Ferro, che comunque non risultava sottotitolato.
Ma vi immaginate invece gli svedesi esposti fin da bambini ad una miriade di film e di cartoni animati in lingua orignale, sottotitolati in svedese? E' chiaro che i bambini ritardano un po' di più il momento in cui riescono a gustarseli, ma quando cominciano a gustarseli hanno imparato automaticamente anche l'inglese, che a quel punto diventa per loro quasi una seconda lingua madre. In una nazione che cresce con una seconda lingua così ben diffusa e sviluppata è chiaro che poi anche la pubblicità delle multinazionali non ha bisogno di traduzioni, la stampa internazionale viene letta maggiormente, i fumetti di produzione anglosassone (come Topolino) possono presentare anche qualche storia in inglese, la domanda televisiva viene rivolta anche ai canali inglesi. Anche la scuola si adatta alla situazione perché, trovando alunni che hanno già una discreta conoscenza della lingua, non ha bisogno di passare molto tempo sull'ABC e può passare direttamente a potenziare quelle conoscenze avanzate di vocabolario e di grammatica, che sono poi in definitiva gli elementi che rendono diversi fra loro un italiano e un cittadino del nordeuropa quando sono chiamati ad usare l'inglese nel lavoro, nello studio o nello svago.
Ritengo che il doppiaggio cinematografico e televisivo sia la causa primaria della diseducazione all'apprendimento dell'inglese perché mantiene a livello zero quella che sarebbe la naturale via di esposizione alla lingua. Prendendo a pretesto la pigrizia dell'average man, l'incapacità dell'illitterato di leggere i sottotitoli o la preferenza dei cinefili ad ascoltare la recitazione nella propria lingua, i doppiatori hanno costituito in Italia una forte lobby che non ci lascia ascoltare in originale neanche un episodio di Gatto Silvestro.
Il doppiaggio andrebbe progressivamente eliminato e sostituito da sottotitoli, scritti in modalità "close caption" (cioè sottotitoli che traducano il testo il più letteralmente possibile). Tra l'altro è ormai tecnologicamente possibile avere più lingue dei sottotitoli tra cui scegliere (o anche scegliere di avere due lingue contemporaneamente) oltre ai sottotitoli speciali per non udenti (contenenti le indicazioni aggiuntive per rumori e suoni).
Nessuno voglia a questo punto cercare di suggerire il pacchetto base di SkyTV (per il fatto che è alla portata di quasi tutte le tasche), perché, siccome esso non prevede, almeno per ora, i sottotitoli, non può essere utilizzato come la TV nordeuropea per imparare l'inglese fin dalle prime basi, bensì può essere utilizzato efficacemente per migliorare il proprio livello soltanto da chi dell'inglese abbia già una buona padronanza.
Per quanto riguarda il pacchetto base di SkyTV, vorrei inoltre precisare che la dittatura del doppiaggio riesce in parte a dominare persino sul satellite: vi è infatti una situazione paradossale rappresentata da un canale per bambini come Playhouse Disney, sul quale, sebbene vengano trasmessi solo programmi prodotti o veicolati dalla Disney in lingua inglese, non è prevista l'opzione di ascolto in inglese, bensì vi è il solo audio doppiato in italiano.
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Consigli per parlare meglio l'inglese
Esempi linguistici per andare al di là dell'inglese scolastico