L' OSSERVATORE POLITICO
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L'Osservatore Politico sarà costituito da una raccolta di miei spunti di pensiero nell'intento di sensibilizzare i lettori su temi riguardanti la politica, l'economia, la società, l'organizzazione ideale dello Stato. Per il momento è costituito solo da questa pagina introduttiva.
Per quanto riguarda l'argomento Sanità, potete trovare alcuni editoriali approfonditi e specifici nella pagina dell'Osservatore Sanitario.
Nel leggere i miei pensieri politici, così come quelli dell'Osservatore Sanitario, vorrei che teneste sempre presente che non ho mai avuto in tasca alcuna tessera di partito e che non sostengo fattivamente alcun partito o movimento politico o religioso, tant'è vero che il mio pensiero "indipendente" sviluppa spesso sfaccettature innovative rispetto alle idee che emergono comunemente dal nostro Parlamento.
Tenete anche presente che l'unico motivo ispiratore delle mie idee è la cristallina onestà intellettuale con cui pensare un mondo in cui vi sia più ricchezza per tutti e sia drasticamente ridotto il disagio socio-economico-culturale. Tutte le volte che le mie idee non vi sembrino giuste, abbiate fede che le ho scritte così perché mi sembrava onestamente la miglior cosa..., senza alcun interesse personale.
Avrete l'opportunità di dibattere
questi punti scrivendo brevi messaggi al mio indirizzo di posta elettronica:
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Nel cercare quale sia il sistema adatto per migliorare la qualità della vita della popolazione e quindi ridurre, ove vi sia, il disagio socio-economico-culturale, sono giunto a quello che potremmo chiamare il denominatore comune del mio pensiero: sono convinto che, per come è fatta l'Italia, gli individui della fascia più disagiata risolverebbero meglio i loro problemi grazie ad un moderato liberalismo anziché con l'attuale assistenzialismo di Stato di ispirazione socialista o comunista.
Al confronto dei sistemi sociali già funzionanti in altri Paesi europei, l'assistenzialismo italiano è in realtà una trappola perché anch'esso parte dal buon principio di poter dare tutto a tutti con egualitarismo, ma in realtà finisce paradossalmente per peggiorare la situazione dei più bisognosi. E, dato che l'assistenzialismo è la modalità di organizzare lo Stato generalmente sostenuta dalla sinistra politica, mi tocca ora (credetemi, molto a malincuore) spiegare in una sorta di "manifesto" perché gli italiani più bisognosi e disagiati non dovrebbero votare la sinistra italiana, come tradizionalmente gli viene chiesto di fare, mentre potrebbero validamente votare la sinistra svizzera o quella tedesca.
Al tempo stesso non è comunque detto che allora gli italiani debbano votare la destra politica perché anche quest'ultima ha dimostrato di prendere provvedimenti che hanno più che altro creato delle oligarchie imprenditoriali dominanti anziché rappresentare delle vere liberalizzazioni.
LO STATO ASSISTENZIALE E’ IL GRANDE INGANNO DEI NOSTRI TEMPI
Perché il welfare state non aiuta le fasce deboli, anzi crea e mantiene ingiustizia sociale e distorsioni concorrenziali
Lo Stato assistenziale fonda la sua esistenza su di un'elevata pressione fiscale per riuscire a fornire servizi essenziali come la sanità e la scuola.
Anche
il sistema di
Stato assistenziale presente in Italia ha sempre prelevato tante tasse, ma i
servizi forniti, globalmente considerati, risultano inefficienti.
Chi è ricco aggira l’inefficienza pagando una seconda volta il servizio (cioè
pagando la sanità privata o mandando i figli in una scuola privata); chi è
povero è costretto invece a subire l’inefficienza.
E’ un sistema che va considerato fallimentare, senza futuro, perché per vari motivi non sarebbe sensato credere ad un suo miglioramento. Vediamo perché.
Innanzitutto l'Italia ha già un livello di pressione fiscale già molto alto e i salari hanno uno scarso potere d'acquisto; quindi procedere ad ulteriori prelievi erariali porterebbe ad un peggioramento delle condizioni di molte famiglie.
Legato al punto precedente, cito liberamente da un recente saggio, vi è il dato che in Italia vi sono più di 16 milioni di pensioni di cui quasi 5 milioni vengono percepite da individui ancora giovani, tra i 40 e i 60 anni di età. Non considerando per logica i 3 milioni e mezzo di lavoratori statali, perché non vengono salariati per produrre qualcosa che si vende ma vengono pagati con le tasse, ne risulta che per ogni lavoratore ci sono circa 1,2 pensionati. Il che ha portato a far dimagrire i salari dei giovani lavoratori per riuscire a pagare una rendita ai loro padri, i quali ora si lamentano di dover soccorrere i figli incapaci di abbandonare la casa paterna. E' chiaro che lo Stato italiano si trova oggi a dover assistere un numero esorbitante di redditieri non produttivi, oltre che stipendiare coloro che è sempre parso che fossero in numero eccessivo (e infatti lo sono!) e cioè gli impiegati statali.
Purtroppo sembra che i comunisti non siano più quelli di una volta perché sull'argomento non fanno emergere le aritmetiche del pluslavoro estorto ai lavoratori 1.
Ma vi sono poi altri fattori, talora più generali ma spesso ancora in gran parte specifici dell'Italia, che comunque impedirebbero di avere margini significativi di miglioramento, perché il sistema assistenziale è tarato da difetti intrinseci ed estrinseci:
Come si può notare, molti dei suddetti punti negativi di un sistema assistenziale dipendono dal fatto che in qualunque nazione è molto più facile trovare disonestà che non virtù, senso civico ed interesse per il bene comune. Ecco perché, in generale, un bene comune come il welfare state costa tante tasse, è lungo da costruire, e poi si dimostra inefficiente e va in pezzi.
Lo Stato assistenziale comincia a dimostrare i suoi eccessivi costi e difetti persino in Svezia dove inizialmente aveva sempre funzionato bene, sebbene con un elevatissimo livello di pressione fiscale (il che poi, al di là dell'avere i servizi essenziali, lascia la gente relativamente povera per godersi la vita; e questo fatto non sarebbe compatibile con la voglia di viaggi, vizi e sollazzi degli italiani!). In Svezia il sistema assistenziale era riuscito a funzionare bene grazie ad un'eccezionale ed inarrivabile omogeneità e compattezza della nazione nel dimostrare onestà ed alto senso civico per mantenere il bene comune (onestà nel non lavorare in nero e nel pagare le tasse, assenza di criminalità organizzata, trasparenza assoluta di tutti i passaggi burocratici, pochi sprechi per prestazioni sanitarie non necessarie ecc.).
Tutte caratteristiche che mancano all'Italia e agli italiani.
Eppure, malgrado queste condizioni favorevoli, anche in Svezia cominciano ad avvenire delle necessarie liberalizzazioni ed una riduzione della pressione fiscale.
Pertanto, tenendo conto di tutti i punti sopra elencati, chiunque pretenda di applicare in Italia quanto già fatto in Svezia dovrebbe essere troppo deficiente per essere credibile: penso che si tratti piuttosto di personaggi in malafede che intendono difendere (a danno dei bisognosi, purtroppo!) i privilegi ormai acquisiti all'interno del sistema assistenziale vigente e non vorrebbero rischiare di perderli o di dover lavorare con più sacrificio nel caso in cui si passasse ad un sistema maggiormente liberale.
In effetti il sistema assistenziale va più a vantaggio di politici, amministratori, sindacalisti ed imprenditori dell'assistenza, che non dei beneficiari ideali, che dovrebbero essere poveri e bisognosi. Provocatoriamente si può dire che se gli stessi soldi, che dovrebbero essere investiti dallo Stato nei servizi assistenziali, si dessero direttamente in mano ai bisognosi, questi sarebbero davvero più ricchi e potrebbero fruire di tutta l'assistenza immaginabile..., ma il business di chi gestisce e dirige il sistema finirebbe...
Detto questo, la soluzione politica valida sarebbe di smantellare l’assistenzialismo. Ciò consentirebbe di ridurre abbondantemente le tasse e costituirebbe quindi l'esatto opposto dell'elevata tassazione a cui ci ha abituato l'assistenzialismo di Stato.
L'abbondante riduzione delle tasse permetterebbe il passaggio (passaggio anche graduale come indico nell'editoriale 6 dell'Osservatore Sanitario) verso un sistema di assicurazione sociale obbligatoria come quello di altri Paesi europei. In questi Paesi (Svizzera Germania, Francia, Belgio, Olanda) tutti i cittadini indistintamente si trovano coperti da assicurazione obbligatoria. Agli indigenti (riconosciuti tali dopo controlli patrimoniali) è lo Stato che paga l’assicurazione: lo Stato ha i soldi per farlo perché non ha più da organizzare e rimborsare le prestazioni sanitarie (gli operatori sanitari si organizzano da soli come imprese autonome e i rimborsi sono a carico delle assicurazioni).
Il dover pagare l'assicurazione ai meno abbienti invoglia lo Stato a controllare che le compagnie non facciano cartello per far lievitare i premi.
Le assicurazioni coprono tutto senza limitazioni, comprese ad esempio le spese dentarie, grazie alla numerosità dei premi assicurativi (tanti quanti i cittadini), mentre oggigiorno le assicurazioni italiane sono costrette ad inserire in polizza molte esclusioni perché i premi raccolti sono pochi.
Sono previste in polizza delle franchigie per limitare la piaga delle prestazioni eccessive e non necessarie.
Generalmente per ogni problema clinico presentato dai pazienti è previsto il rimborso anche di un “secondo parere” medico.
I lavoratori italiani all'estero parlano magnificamente di questi sistemi assicurativi, tanto che al rientro in Italia sono presi da profondo sconforto.
Se si passasse a tale sistema, anche i cittadini italiani sarebbero finalmente liberi di scegliere dove mandare a scuola i figli (potendo scegliere anche tra molte scuole private) e di scegliere dove farsi curare tra tutti i medici e le strutture sanitarie esistenti. Infatti nei sistemi ad assicurazione sociale tutti gli operatori, sanitari o scolastici (tranne quei pochi che si vogliono autoescludere per servire i VIP), si trovano “sul mercato” in condizioni paritarie, senza alcuna distinzione pubblico/privato e quindi senza che vi sia posizione dominante delle strutture accreditate/pubbliche rispetto a quelle non accreditate/private, favorendo virtuosamente la crescita di quegli operatori che sarebbero premiati da una maggiore affluenza della clientela in quanto più meritevoli. Quindi avremmo libertà di scelta e meritocrazia.
Per riuscire a concepire un tale sistema di organizzare i servizi pubblici, bisogna imparare a riconoscere e definire come "pubblico" tutto ciò che è accessibile a tutti (quindi da questo punto di vista sarebbero "pubbliche" anche molte strutture gestite da privati), mentre oggigiorno si vuole ideologicamente e maldestramente far coincidere ciò che è pubblico con ciò che è statale. Il grosso problema è che, più si vuole questa identificazione tra pubblico e statale, più si accentua la divisione tra pubblico e privato, e più si accentua il divario tra ricchi e poveri.
Sebbene lo smantellamento dell'assistenzialismo e la liberalizzazione dei servizi vengano di solito ritenuti ideologicamente appartenenti alla destra politica, anche una sinistra onesta dovrebbe gioire al fatto che i poveri potessero disporre di servizi di alta qualità e al fatto che non vi fossero più delle oligarchie imprenditoriali dominanti. Tant'è vero che nei Paesi europei prima citati la sinistra sostiene ben volentieri le assicurazioni "sociali", quale elemento di promozione sociale degli appartenenti alle fasce di reddito più disagiate.
D'altra parte anche la destra politica deve applicare le sue idee onestamente e desiderare delle liberalizzazioni vere e non fasulle.
Non come è avvenuto da parte del centrodestra lombardo, che ha cercato di risolvere le inefficienze del servizio sanitario attraverso l'accreditamento solo di alcuni operatori privati a lavorare per conto del SSN: questa liberalizzazione parziale, oltre a non risolvere significativamente le inefficienze, ha peggiorato la distorsione concorrenziale tra operatori, in barba alle normative europee sulla concorrenza.
Invece la vera liberalizzazione, più vantaggiosa per i cittadini e più meritocratica per gli operatori, consisterebbe nel dare più soldi ai cittadini per dar loro la libertà di scegliere qualunque operatore.
La maggiore necessità e il maggior dovere di ricondizionarsi, restaurarsi e rimettersi in gioco ce l'ha comunque la sinistra italiana, la cui attuale posizione ideologica è piuttosto dolente. Rispetto alle moderne sinistre europee, la sinistra italiana ha ancora uno stampo comunista "sovietico" poiché anela ad un potenziamento e ad un accentramento dello Stato che, come risultato finale, tratta il cittadino come un imbecille da tassare molto e al quale imporre vie obbligate di fruizione dei servizi, come se egli fosse incapace di scelte autonome. La sinistra italiana, al contrario di quella europea, è incapace di uscire da quell'identificazione pubblico/statale di cui dicevamo prima.
Pensate all'esempio della scuola. Lo slogan di piazza "scuo-la pub-bli-ca, scuo-la pub-bli-ca!" dovrebbe intelligentemente significare "qualunque scuola a scelta del cittadino che tutti si possano economicamente permettere". Se invece chi grida lo slogan intende banalmente "scuola statale" o che è un ingenuo che non osa nemmeno sperare di poter avere un sistema che garantisca qualunque scuola a tutti, oppure è in malafede e vede nella scuola statale la possibilità di organizzarvi un indottrinamento di massa dopo un attento reclutamento clientelare degli insegnanti. Attenti però all'ipocrisia, perché tra quelli che predicano "scuola statale" e che hanno qualche soldino in più in tasca, ve ne sono non pochi a cui tutto sommato fa comodo mandare la loro bambina a scuola dalle suore ("sa è una questione di tranquillità", mi dicono), mentre la bambina dell'operaio va a farsi palpare il culetto dai bulletti della classe cresciuti nella tristezza del quartiere disagiato.
I sistemi europei ad assicurazione sociale, mai presi ad esempio sui nostri giornali o alla televisione, stanno a dimostrare che chi, per antiquata ideologia, intende mantenere lo Stato assistenziale, non fa in realtà l’interesse dei più deboli. Rifiutando per principio ideologico l’impiego di soldi privati per garantire paritariamente scuola e sanità, la sinistra italiana finisce paradossalmente per accentuare il divario tra ricchi e poveri. Rifiutando inoltre un unico e libero mercato dei fornitori dei servizi, ove non vi sia più alcuna distinzione tra pubblico e privato, la sinistra più comunista finisce per favorire una certa oligarchia imprenditoriale, non necessariamente comprendente gli imprenditori più meritevoli (e anche questo fatto danneggia più il povero del ricco).
Ripeto ancora che la dannosa confusione ideologica esistente in Italia consiste nel voler far coincidere ciò che è pubblico con ciò che è statale, mentre altri Paesi europei ci dimostrano che è possibile avere un grande sistema aperto a tutti, cioè pubblico, senza che questo sia per forza gestito e finanziato interamente dallo Stato.
La malafede dei "poteri forti" che difendono il sistema assistenziale italiano fa sì che sui giornali e alla televisione non vengano mai illustrati i sistemi sanitari di Svizzera o Germania, così liberalmente benefici per la povera gente, mentre quale unico esempio di sistema assicurativo viene sempre portato quello negativo degli Stati Uniti d'America, in modo da poter dimostrare che ove vi sono soldi privati vi è sempre ingiustizia sociale.
Non vi siete mai chiesti perché le grandi Compagnie di Assicurazione italiane (che fanno parte dei "poteri forti") non scendano mai in campo per chiedere il passaggio ad un sistema sanitario assicurativo? Non dovrebbero trarne profitto?
La risposta è no, non ne trarrebbero profitto: le Assicurazioni sanno benissimo che il passare ad un'eventuale sistema assicurativo non sarebbe verso un sistema americano, bensì verso un sistema di assicurazione sociale europeo. E in Svizzera o in Germania le Assicurazioni lavorano tanto per guadagnare troppo poco perché hanno dei vincoli di resa economica come fossero delle ONLUS, quindi a loro non conviene. E' questa l'ulteriore riprova, cari lettori, che i sistemi ad assicurazione sociale vanno solo a vantaggio del popolo. Emigrare in Germania per credere!
Occorre quindi che i cittadini onesti, di qualunque colore politico, si rendano finalmente conto che molta della loro amarezza dipende dall’inganno socio-economico finora perpetrato dal welfare state, i cui destinatari dichiarati, cioè i bisognosi, non sono i destinatari effettivi principali.
1. Geminello Alvi - Una Repubblica fondata sulle rendite - Mondadori, 2006
Sul discorso più specifico del welfare state come sistema inefficiente che, più che i poveri, favorisce politici, amministratori e sindacalisti, si veda il saggio:
Antonio Martino - Milton Friedman Una biografia intellettuale - Rubbettino, 2005; Leonardo Facco, 2005
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