SCACCHI
Dopo aver imparato a giocare a scacchi da bambino con gli insegnamenti di mio papà, ebbi la fortuna di frequentare la stessa scuola media inferiore del mio coetaneo Ennio Arlandi, che già a quell'età era un valente scacchista sulle orme del padre, ottimo Maestro, e che infatti avrebbe poi abbracciato la professione scacchistica diventando dopo pochi anni Maestro Internazionale.
Posto che dal punto di vista professionale intravedevo già per me una strada diversa, dal punto di vista ludico ebbi allora la soddisfazione di giocare in squadra con Arlandi (e con altri due compagni) il campionato di scacchi a squadre per le scuole medie di Milano e Provincia. Ci classificammo terzi, sebbene, devo dire, a seguito di un'aggiudicazione arbitrale perlomeno dubbia di due partite (proprio della mia e di quella di Arlandi) contro i primi classificati, che ci tolse la vittoria (le partite venivano giocate senza orologio e le partite non concluse ad una certa ora venivano aggiudicate da un arbitro. Nel nostro caso si venne poi a sapere che l'arbitro aggiudicante era anche il maestro di scacchi dei ragazzi della squadra vincente - ma dov'era nel 1978 il "conflitto di interessi"?).
Comunque quello che volevo dire è che l'aver giocato insieme ad un futuro campione ha sicuramente contribuito a mantenere sempre abbastanza vivo in me l'interesse per questo gioco.
Gli scacchi sono un gioco favoloso che richiede intelligenza visuo-spaziale, profondità di calcolo matematico e memoria, ma anche intuito, creatività e senso estetico. Sono proprio questi ultimi elementi (meno conosciuti ed addirittura impensabili da parte di chi non sa giocare o sa giocare poco) a rendere il gioco interessante ed avvincente in quanto gioco non governato dalla sola logica matematica. Tant'è vero che chi non conosce il gioco non riesce nemmeno a sospettare che la soluzione rapida di certe posizioni critiche tratte da partite giocate, che si possono trovare anche su comuni pubblicazioni enigmistiche, contenga bellezza e creatività ben superiori all'aridità di certa altra enigmistica che invece purtroppo riesce sorprendentemente a magnetizzare l'interesse di un pubblico più vasto. Da questo punto di vista, il vedere tanti viaggiatori in treno impegnati sulle griglie del sudoku e il non vedere mai dei viaggiatori con in mano pubblicazioni di posizioni scacchistiche, mi sembra uno schiaffo alla vera cultura.
Vorrei sbagliarmi ma penso che molta della responsabilità di questo paradosso vada attribuita alla sottodiffusione degli scacchi nella popolazione italiana favorita anche dalla mancanza di programmi di insegnamento del gioco a livello scolastico o parascolastico, a differenza di quanto tradizionalmente avviene in altri Paesi.
Basti ad esempio pensare che mentre l'Italia, con quasi 60 milioni di abitanti, ha attualmente solo due Grandi Maestri di scacchi in attività (escludendo naturalmente i giocatori stranieri immigrati), l'Islanda, che ha solo 300mila abitanti, ha ben dieci Grandi Maestri in attività.
Non entro in vari dettagli riguardanti ciò che in Italia non si è fatto e ciò che si potrebbe fare; vorrei comunque ad esempio fare i complimenti all'Accademia di Brera di Milano la quale ha in biblioteca intere annate della rivista "L'Italia Scacchistica". Che un'accademia d'arte abbia scelto di avere in biblioteca una pubblicazione di scacchi sembra proprio la conferma di quanto vi ho detto prima: che il ragionamento che porta il giocatore di scacchi ad eseguire le mosse migliori ha anche un che di artistico e non è assolutamente fatto soltanto di calcolo matematico. Provare per credere: se non sapete giocare a scacchi vi consiglio di imparare subito!
E quindi vi consiglio anche un libro, scritto in modo semplice ma rigoroso, completo di esercizi, che secondo me è tranquillamente in grado di portare un qualunque individuo di intelligenza media dal livello zero fino al livello "terza categoria nazionale" (cioè fino a 1500 punti Elo): si tratta di "Lezioni di scacchi" del compianto Maestro Alvise Zichichi, edito da Mursia.
Da qualche tempo ho imparato ad apprezzare il suggerimento dell'ex campione del mondo Robert (Bobby) Fischer, che ha introdotto una variante del gioco degli scacchi che viene comunemente chiamata "Fischer Random Chess" o "Chess 960". La variante è semplice: i pedoni vengono normalmente posizionati lungo la seconda traversa, mentre i pezzi della prima traversa possono venir posizionati, anziché nel modo classico (con Re e Regina al centro racchiusi nell'ordine da Alfieri, Cavalli e Torri), in modo variabile (computerizzato, sorteggiato o manuale), semplicemente rispettando le regole per cui i pezzi dei due schieramenti (Bianco e Nero) devono sempre essere posizionati specularmente (gli stessi pezzi uno di fronte all'altro), il Re deve comunque trovarsi tra le due Torri e che vi sia sempre un Alfiere su case chiare e un Alfiere su case scure. L'arrocco (tra Re e una delle due Torri) è sempre consentito con regole similari a quelle del gioco classico.
Tenendo conto di queste regole le posizioni legali possibili sono 960. La posizione iniziale degli scacchi "classici" non è nient'altro che una delle 960 posizioni possibili.
L'idea ispiratrice del Chess 960 è di favorire il gioco spontaneo e naturale del giocatore intelligente e talentato, anziché il gioco studiato, preparato, preanalizzato e memorizzato di linee di apertura di 10, 15 o addirittura 20 mosse ormai rigiocate milioni di volte.
Nessuno vuole penalizzare chi studia di più, è solo che il deja vu appiattisce, stanca e riesce persino a falsare i risultati di Torneo quando si assiste a troppi accordi di patta dopo poche mosse.
Penso quindi che ci voglia un cambiamento e che il cambiamento da preferire sia proprio la variante Chess 960, perché tutto sommato è quella che conserva integralmente le regole del gioco classico. Per formare la posizione iniziale dei pezzi io propongo come metodo ideale la sistemazione "giocata" della prima traversa, che ho chiamato:
PLAY&START (gioca e inizia)
La posizione iniziale (una tra le 960 possibili) non viene decisa da un sorteggio ma direttamente dai due giocatori che, a turno, con orologio in movimento, stabiliscono la posizione di un pezzo alla volta. La sistemazione iniziale dei pezzi diventa così parte integrante della partita di scacchi poiché il piazzamento di ogni pezzo viene considerato alla stessa stregua di una mossa, con tanto di orologio in movimento.
Per evitare di giungere a posizioni di impasse, in cui non sia legalmente possibile piazzare un certo pezzo rimasto (ad esempio non si riesca a posizionare un alfiere per esaurimento delle case di un certo colore), si dovrebbe ad esempio fissare una successione standard: io consiglio di iniziare dal piazzamento del re, per poi proseguire col piazzamento delle due torri, dei due alfieri e poi di donna e cavalli.
All'inizio del gioco, con i pedoni già disposti sulle seconde traverse, il Nero fa partire l'orologio del Bianco; il Bianco piazza il re (ovviamente su una casa tra b1 e g1) e fa partire l'orologio del Nero; il Nero pone il suo re di fronte al re bianco, decide la posizione della prima torre e fa partire l'orologio del Bianco; il Bianco pone una torre di fronte a quella piazzata dal Nero, mette la seconda torre e così via con gli alfieri la donna e i cavalli, fino a quando tutti gli otto pezzi sono stati disposti; a quel punto il Bianco fa la prima mossa.
Secondo me questa modalità di gioco potrebbe essere applicata in tutti i tornei fin da subito, senza alcuna necessità di creare un circuito scacchistico separato, perché se ogni torneo fosse un "Torneo 960" i giocatori avrebbero piena libertà di stabilire la posizione iniziale, e quindi, volendolo entrambi, potrebbero anche formare la posizione classica. Pertanto il non voler organizzare "tornei 960" sostenendo che non vi sarebbero abbastanza giocatori interessati diventa pretestuoso alla luce della modalità di inizio Play&Start: se la Federazione è così sicura che non vi sarebbero abbastanza giocatori a voler iniziare da una qualunque delle 960 posizioni, non dovrebbe avere alcun problema a consentire questa modalità di gioco, dato che ogni partita può sempre essere giocata a partire dalla posizione classica.
Anche il fatto che i direttori di torneo preferiscano che per ogni turno venga giocata la stessa posizione su tutte le scacchiere per ragioni di ordine e di tempi diventa un falso problema alla luce della modalità Play&Start, perché la posizione iniziale viene raggiunta durante la normale fase di gioco, con orologi attivi.
Oltre al metodo di formare la posizione iniziale attraverso l'azione volontaria dei due giocatori, esistono anche vari metodi di sorteggio che determinano una posizione casuale.
A tal proposito sono stati proposti diversi metodi, con l'uso di bussolotti, carte, dadi speciali ecc. sebbene il modo più pratico, economico e rapido sia quello di usare un comune dado a sei facce con i numeri dall'uno al sei.
Nel 2002 Hans L. Bodlaender propose una modalità d'uso del dado a sei facce che potete trovare descritta nel suo sito web.
David A. Wheeler nel 2003 pubblicò un saggio sul Fischer Random Chess sia sul suo sito web, sia sulla versione inglese della Wikipedia.
La
scomodità del metodo di Bodlaender è che il piazzamento di alcuni pezzi
richiede di lanciare il dado due volte o più perché alcuni risultati del
lancio (il 5 e/o il 6) non sono accettabili. Ciò comporta un numero medio di
lanci piuttosto alto, sebbene ciò sia compensato dall'ottenere ciascuna delle
960 posizioni possibili con identica probabilità.
Alla fine del 2005 io proposi il metodo descritto qui di seguito che è più rapido e più elegante del metodo di Bodlaender. Anche il mio metodo utilizza un comune dado a sei facce, ma per piazzare ogni pezzo richiede al massimo un lancio del dado perché ogni risultato è valido. L'unico inconveniente è che non conferisce a tutte le 960 posizioni iniziali la stessa probabilità di verificarsi.
Anche il mio metodo è descritto sulla pagina inglese della Wikipedia allo stesso link di cui sopra, nella sezione "Another method with six-sided dice". Ecco qui la descrizione di quel che io ho chiamato:
DIE6TART
il numero 6 indica le facce del dado e può anche rappresentare la S di "Start". Si può pronunciare, in scrittura fonetica ,daIsik'sta:rt oppure daI'sta:rt
Come generalità procedurale, ogni volta che viene piazzato un pezzo vi saranno sempre una, due, tre o sei case possibili. Se la casa è una non cè bisogno di lanciare il dado; se le case possibili sono due si assegna a ciascuna casa i risultati del dado 1-3 e 4-6; se le case sono tre si assegna a ciascuna casa i risultati 1-2, 3-4 e 5-6; se sono sei, ovviamente a ciascuna corrisponde una faccia del dado.
L'intera procedura richiede un minimo di 4 e un massimo di 6 lanci del dado, con in media oltre un lancio in meno rispetto alla procedura di Bodlaender.
Tutte le 960 posizioni sono raggiungibili mediante questa procedura. L'unico problema è la probabilità di comparsa di ciascuna posizione: ad esempio, mentre il Re in b1 è presente in 108 posizioni su 960 e quindi la probabilità di averlo in b1 è 108/960, cioè 9/80, cioè quasi 1/9, con la mia procedura il Re si troverà in b1 con la probabilità di un lancio di dado, cioè in 1/6 dei casi.
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Prego
vivamente tutti coloro che avessero, domande, dubbi, suggerimenti o
contestazioni di farsi vivi al mio indirizzo E-mail: ![]()
Per esempio, qual è il pensiero della Federazione Scacchistica Italiana sul Fischer Random Chess?
Perché rifiutare il concetto più generale che la posizione iniziale classica sia solo una tra 960 posizioni possibili, visto che tutte queste 960 posizioni consentono comunque di giocare sempre allo stesso gioco, con le medesime regole e strategie? Scacchisti, rispondete liberamente! Fatelo però in tutta onestà intellettuale, senza interessi personali, grazie.
Se volete giocare delle partite di Chess 960, uno dei siti in cui è più conveniente farlo è www.instantchess.com. Secondo me questo sito offre una delle migliori interfacce di gioco, consente appunto di scegliere di giocare in modalità Fischer Random Chess, identifica i giocatori anche tramite la bandiera del loro Paese di residenza (non è romantico?) e la modalità principale di accoppiare i giocatori per creare le partite è una modalità casuale che evita la formazione delle solite, antipatiche "cricche" che ci sono su tutti gli altri server di gioco, soprattutto di quelli organizzati "a stanze".
Il mio ID su instantchess è Gynus Keen (sapete cosa significa? La soluzione è in fondo alla pagina che contiene le "Chess positions to be solved" - vedi i link qui sotto).
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