CONSIGLI PER PARLARE MEGLIO L'INGLESE
(a parte il consiglio di andare a vivere all'estero)
Chi vi parla ha vissuto in Paesi di lingua inglese solo per 35 giorni della sua vita (vacanza studio in Inghilterra di 21 giorni, in compagnia di un amico durante il suo PhD in Inghilterra per 4 giorni la prima volta e per 10 giorni la seconda).
Per scelta non ho mai sostenuto esami ufficiali (tipo quelli dell'Università di Cambridge). Da test fatti più volte il mio livello di inglese dovrebbe collocarsi dopo il CAE di Cambridge (livello Advanced), e potrebbe probabilmente aspirare ad un voto C, ma non ancora B o A nel CPE (livello Proficiency).
Quando incontro dei madrelingua inglese, ad esempio nel mio lavoro, gli americani mi fanno i complimenti per il mio accento britannico e gli inglesi per il fatto che non sembra che io sia italiano bensì uno speaker senza particolare accento, come di solito appaiono olandesi e scandinavi; questo fatto mi riempie di soddisfazione.
Allora, cosa ho fatto io e cosa potete fare anche voi per cercare di ridurre le carenze linguistiche che ci impediscono di dire in inglese tutto ciò che vogliamo, sapendo descrivere tutto senza intoppi, senza gesticolare e con scelte lessicali e grammaticali corrette?
1) Prima di tutto, in tutta onestà, ho l'impressione che padroneggiare un buon inglese, senza aver vissuto all'estero, sia un compito arduo per chi non abbia avuto una buona formazione scolastica di base, che nel mio caso fu il Liceo Scientifico dove ebbi un'ottima insegnante. Era un'insegnante poco stimata per quel che meritava (purtroppo parlavano di lei anche i muri dei cessi), al posto suo erano elogiate delle insegnanti dalla resa assai dubbia, ma a mio avviso una gran parte della mia riuscita attuale la devo ancora a lei: cara Prof. Piccone del Liceo Einstein di Milano, sei stata grande con tutte le tue mini-prove scritte e orali a ripetizione che tenevano molto alto il livello di continuing education.
2) Comunque è possibile fare molto anche successivamente al periodo scolastico, se ci si impegna un po': ottimi corsi a vari livelli vengono tenuti da molti Comuni (io frequentai, mentre ero all'Università, dei corsi presso il Comune di Milano e trovai un'insegnante madrelingua molto valida, Giovanna Taglialatela, che saluto con affetto) e anche da molte scuole private, salvo alcune eccezioni rappresentate da personale che dovrebbe essere insegnante, ma invece... è solo madrelingua.
Ma quel che ho sempre fatto, e che ritengo molto importante per tutti, è di non basarsi soltanto su ciò che si può apprendere in un corso, ma anche di spaziare ulteriormente come autodidatti.
3) Il lavoro di apprendimento, che sia grazie ad un corso o che sia da svolgere per conto proprio, deve partire da solide basi di grammatica. Quindi abbiate cura prima di tutto di assimilare integralmente un testo di grammatica inglese per italofoni, semplice ma completo e rigoroso, come ad esempio "Master your grammar" di Roselia Irti - Ed. Sansoni (purtroppo penso che sia un libro "fuori catalogo"). In seguito, l'approfondimento grammaticale, questa volta su un libro monolingua inglese, potrebbe ad esempio essere fatto su "Longman English Grammar" di L.G. Alexander - Ed. Longman, sempre per stare su un testo completo ma anche snello e semplice!
4) Avendo buone basi di grammatica, la grossa mole di lavoro successivo (che è poi il lavoro principale con cui effettivamente si migliora la lingua) è costituita dall'ampliamento del proprio vocabolario. A questo punto io distinguo molto quello che è il lavoro di lettura di qualsivoglia fonte inglese (libri, giornali, riviste, fumetti ecc.) rispetto a quello che è il lavoro di traduzione continua dall'italiano all'inglese di qualunque frase, anche cretina ma di frequenza rilevante, che voi possiate incontrare nella vostra vita, o perché la leggete, o perché la pronunciate voi stessi, o perché la sentite dire per strada o alla televisione.
Qui faccio un inciso per dire che il metodo migliore per assimilare quanti più vocaboli possibile, senza soggiornare per lungo tempo in un Paese di lingua inglese, è a mio parere quello "contrastivo" che, tenendo conto di come si dice una certa cosa in italiano, arriva a dirla in inglese passando attraverso la conoscenza delle diversità grammaticali, lessicali, ma anche mentali (intese come cultura e mentalità di popolazione) tra le due lingue, formatasi attraverso lo studio della grammatica e la casistica di quel che leggiamo o ascoltiamo.
Tenete presente che è solo vivendo sul posto che si può realmente cominciare a "pensare in inglese"; io, pur avendo un livello avanzato di conoscenza dell'inglese, riesco solo poche volte a ritrovarmi a pensare in inglese. Nella maggior parte dei casi in cui dovremo parlare l'inglese, per far uscire l'inglese dalla nostra bocca dovremo tradurre rapidamente nella nostra mente dalla forma italiana a quella inglese. Pertanto il lavoro fondamentale che dovremo fare nel nostro studio autodidattico sarà di potenziare il nostro personalissimo dizionario mentale italiano-inglese più che quello inglese-italiano.
Ecco perché il lavoro di studio delle fonti inglesi funziona adeguatamente soprattutto se si procede alla trascrizione su di un taccuino delle parole che non conosciamo, ma trascrivendole a partire da tutte le parole italiane la cui traduzione può portare a quelle date parole inglesi. E' comunque un lavoro duro che io, confesso, non sono mai riuscito a fare se non in poche occasioni.
Ecco perché secondo me è molto importante effettuare il più possibile anche un lavoro dall'italiano all'inglese come se dovessimo dire in inglese tutto quanto ci capita di dire o di ascoltare in italiano. Ogni tanto (purtroppo non ho tempo di farlo ogni qualche minuto) apro il dizionario elettronico della Sharp che, nel formato di un'agenda elettronica, contiene l'intero dizionario Zanichelli italiano/inglese ed inglese/italiano.
Ritengo che mettere insieme i due percorsi da entrambe le lingue migliori significativamente l'ampliamento del proprio vocabolario.
Un corollario che deriva da queste considerazioni è che, soprattutto per studenti di livello base o intermedio, non è detto che l'insegnante più opportuno sia un madrelingua inglese che parli solo in inglese! Il bisogno "contrastivo" di arrivare all'inglese partendo dall'italiano comporta che per molti studenti sia più adatto un insegnante che abbia una buona conoscenza anche dell'italiano e che sia disposto ad utilizzare entrambe le lingue per far giungere lo studente al miglior risultato.
5) L'uso massimamente proficuo del dizionario è di imparare una parola vista all'interno delle sue costruzioni tipiche (modi verbali o preposizioni che la seguono), delle altre parole che di solito si associano a quella parola (collocations), delle sinonimie, dei contrari. Quando si incontra una nuova parola inglese, il primo lavoro da fare è quindi di studiare la parola su di un dizionario monolingua inglese con la modalità che ho appena indicato. Il dizionario inglese che secondo me più di ogni altro massimizza questa modalità di studio è il "Longman Dictionary of Contemporary English", versione 2005 per PC su due CD. Per parecchie migliaia di parole questo dizionario presenta sulla schermata, affiancate alla classica finestra con significati e costruzioni tipiche, anche delle finestre indicanti le collocations (aggettivi, sostantivi, preposizioni, avverbi che tipicamente precedono e seguono la parola data) e un Language Activator che inserisce la parola data in un contesto per soggetto in cui si possono osservare parole o espressioni che fanno da sinonimi o da contrari.
Vi presento una schermata del dizionario Longman. Tenete presente che ogni parola della schermata è cliccabile per andare su definizioni, significati ed esempi ad essa riferiti e che ogni sottofinestra è a scorrimento per cui contiene ben più di quanto potete leggere in questa sola immagine di esempio:

Cosa dite, mi pagherà qualcosa la Longman per questa pubblicità? No, è che nella mia mentalità è giusto che chi merita riesca ad apparire e ad avere risultati per quel che merita, senza niente di meno.
6) Infine il problema della pronuncia. Sforzatevi di non parlare l'inglese con quella pronuncia ed intonazione che rende inconfondibili gli italiani ad un miglio di distanza. Sforzatevi di copiare pronuncia ed intonazione dalle diverse fonti che avete a disposizione. A questo proposito occorre necessariamente che ciascuno stabilisca un modello di pronuncia da seguire sistematicamente, senza fare confusione:
a) dovete stabilire, in base alle vostre esigenze presenti o future, se volete parlare l'inglese americano o l'inglese britannico;
b) non ne avevamo parlato finora ma tra l'inglese degli Stati Uniti d'America e l'inglese della Gran Bretagna esistono, oltre a differenze di pronuncia ed intonazione, anche delle differenze lessicali (scelta di vocaboli, che trovate sul dizionario) e pure qualche differenza grammaticale (che trovate sulle grammatiche che vi ho indicato sopra).
Le fonti per riprodurre la corretta pronuncia ed intonazione di parole e frasi devono naturalmente essere scelte in base a questa più generale scelta iniziale se parlare British English o American English. E' consigliabile rifarsi a delle fonti che garantiscano sufficiente variabilità di parlanti in modo da abituarsi a diversi accenti e possibilmente a delle fonti di cui si abbia il possesso (cassette, CD, DVD, dizionari elettronici) in modo da poter riascoltare diverse volte le stesse frasi ed acquisire la perfezione dei suoni (suoni vocalici, lettere mute, stress, salite e discese, accelerando e ritardando).
Il dizionario Longman già citato rappresenta il primo esempio di dizionario che ha un intero CD (per questo i CD sono due) contenente 88.000 frasi di esempio parlate da diversi speaker, prevalentemente con accento britannico. Potete infatti notare nella schermata sopra presentata che di fianco a tutte le frasi di esempio vi è il simbolo dell'altoparlante, cliccando sul quale si ottiene la pronuncia della relativa frase. Finora i dizionari si erano limitati alla pronuncia del lemma.
7) In un'altra pagina di questo sito, che prometto di aggiornare molto spesso, ho intenzione di mostrare degli esempi linguistici italiano/inglese, privilegiando quelle espressioni che è più difficile sentire usare da parte di un italiano e che invece, se usate a dovere, rendono maggiormente British il modo di dire la stessa cosa.
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Perché parliamo male l'inglese?
Esempi linguistici per andare al di là dell'inglese scolastico